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mercoledì 28 novembre 2012



DIARIO DI UNA CASALINGA DISPERATA








Chi dice che la vita cominci a 40 anni è ormai rimasto indietro: con l’aspettativa di vita che si è allungata, in realtà tutto inizia a 50 anni e, da rinata, da poppante, sto muovendo i primi passi in un mondo ostile che a volte, come capita ai bambini, mi pare di osservare dal basso verso l’alto. Mi spiego: mi sono trovata in un lampo a essere licenziata e iscritta nelle liste di mobilità senza colpe alcune (perché spesso ci si sente in colpa a essere tra i disoccupati, è una vergogna…). 
Sono una casalinga forzata, appunto, perché la mattina non esco come quasi tutti per andare a lavorare, ma rimango a casa a cercare di conciliare la famiglia, che gode di una mia maggiore presenza, è innegabile, con il bisogno, economico e non solo, di cercarmi un’occupazione che mi consenta di pagare il mutuo e sopravvivere con dignità. 
Certo, sono tra i fortunati tutelati, ma quando ciò finirà sarò nel mare magnum dei cinquantenni disoccupati e disperati, troppo giovani per tirare i remi in barca e troppo vecchi per un nuovo impiego… un limbo di dannati che vagolano in cerca di una soluzione adeguata.
Non mi spaventa ricominciare da capo, non temo la fatica, sono disposta a rimettermi in gioco, ma consultare gli annunci di lavoro mi fa sentire male… c’è di tutto, anche chi, bontà sua, ti fa lavorare, ma a titolo gratuito! Un vero filantropo! E non si tratta di pochi annunci… Nel frattempo, sto imparando una nuova lingua e mi spremo le meningi per inventarmi una soluzione che mi renda anche un po’ soddisfatta. Perché, , dovrò essere pronta a camminare con le mie gambe, da sola. E le sto pensando tutte: a parte l’aprire un chiringuito su una spiaggia tropicale perché non posso e non voglio lasciare l’Italia, , devo organizzarmi a diventare, come si usa dire adesso, imprenditrice di me stessa. Ma cedere no, quello no: da grande voglio essere un’araba fenice!


Ed eccomi qua ora, delusa ed amareggiata. Dopo anni ed anni di ricerche ed inutili tentativi di rientrare, mi ritrovo ormai alla mia età con un pugno di mosche in mano.
Niente stipendio, niente pensione, niente di niente !! 
Che bella ed amara sorpresa, ritrovarmi a fare la casalinga a tempo pieno (lavoro che odio), dipendente per ogni necessità da mio marito, spernacchiata dal Governo e da tutte le istituzioni.

Che schifo di paese è l'Italia !! Piena di bellezze e di cultura, ma "matrigna" con i propri figli !!
Mi sento una cittadina di serie B.... meglio trattati di me anche gli extracomunitari ....almeno loro possono rivolgersi e vengono aiutati, io a chi mi rivolgo?...., solo per avere superato gli "anta" sono vecchia, ....
Ma che schifo di posto è diventato l'Italia??
Veramente mi vergogno di essere italiana.... se potessi scapperei via ma è più facile a dirsi che a farsi.... almeno per me che non ho appoggi o punti di riferimento...
Mi fermo qui, per ora. Sono molto triste e delusa e non so che fare...




VERMICELLI CRUDI CON GAMBERONI E SCAMPI



INGREDIENTI (per 4 persone)
500 g. vermicelli
4 scampi
4 gamberoni
1 zucchina
1 spicchio di aglio
5 pomodorini cigliegina
peperoncino
olio extravergine di oliva
vino bianco
sale q.b

PROCEDIMENTO
Tritare l'aglio e il peperoncino e rosolarli in padella con l'olio extravergine d'oliva.
Aggiungere gli scampi,ed i gamberi  di mare farli rosolare per qualche minuto e poi sfumare con il vino bianco.
Aggiungere i pomodorini e farli cuocere per 3 minuti.
Aggiungere la zucchina grattuggiata e far cuocere per un minuto.
Aggiungere i vermicelli crudi e lasciarli cucinare nel brodo di scampi, gamberi , aggiungendo di volta in volta acqua bollente se occorre (il procedimento è simile a quello del risotto). Far cuocere per il tempo previsto per la cottura della pasta e impiattare con una spolverata di prezzemolo fresco.

lunedì 19 novembre 2012

                                NAPOLI ESOTERICA...
                            ...FATTI E FATTARIELLI...





                   O CIMITERO D'E FUNTANELLE

Il Cimitero delle Fontanelle si trova nel cuore del Rione Sanità, tra via Foria e la

 collina di Capodimonte, ed è uno dei luoghi più suggestivi di Napoli. In questo

 ossario, che raccoglie oltre 40.000 resti, si può capire il rapporto che i napoletani

 hanno con la religione, la morte, i defunti, il destino, il lotto, la fortuna. Una visita

 al Cimitero delle Fontanelle racconta di Napoli e dei napoletani, ed aiuta a capire lo

 spirito di questo popolo molto più di tante parole.


                                                Il cimitero dei poveri
Oggi il Cimitero delle Fontanelle si trova nel cuore di Napoli ma quando i greci scelsero questo luogo per allestire la necropoli pagana, la zona si trovava appena fuori le porte di Napoli. Trasformata in seguito in cimitero cristiano, le cave di tufo presenti in questa zona furono utilizzate per dare una sepoltura a chi non aveva la possibilità economica di pagarsene una più dignitosa. L'utilizzo delle cave come deposito di cadaveri ebbe un notevole incremento in seguito ai trecentomila morti causati dalla peste, che scoppiò a Napoli nel 1656. Una pestilenza che generò uno scenario spaventoso, con cadaveri sparsi per la città, immondizia e malattie che si propagavano a grande velocità. L'utilizzo delle cave permise di togliere i morti dalla città e adottare le giuste misure per debellare la peste....



Il culto della "anime pezzentelle"

Napoli ha una straordinaria varietà di modi per venerare il culto dei morti. L'attaccamento popolare al Cimitero delle Fontanelle, dove i fedeli si prendevano cura delle "anime pezzentelle" (anime povere), era così forte che nel 1969, l'allora Cardinale di Napoli, Corrado Ursi, ne decretò la chiusura per l'eccessiva paganità del culto. La cura dei teschi presenti nel Cimitero delle Fontanelle, infatti, ha davvero poco a che fare con il cattolicesimo e si va a collocare in quella strana miscela di sacro e profano che pervade tutta la tradizione napoletana. I devoti sceglievano un teschio, lo pulivano e costruivano un altarino con lumini e rosari. Iniziavano a pregare per l'anima prescelta che, attraverso il sogno, si manifestava. Lo spirito chiedeva che gli venissero rivolte delle preghiere per alleviare le pene del purgatorio. Il devoto, una volta tornato al Cimitero delle Fontanelle, abbelliva ancora di più l'altare, continuava a pregare e, in cambio, chiedeva una grazia. Solitamente, questa consisteva nella comparsa in sogno dello spirito, che consigliava i numeri da giocare al lotto. Se la grazia avveniva, il teschio veniva posto in un luogo più protetto: una scatola di latta, per chi non aveva disponibilità, teche di vetro o veri e proprio loculi per chi poteva permetterselo. Se la grazia non arrivava, il teschio tornava assieme a tutti gli altri e veniva scelto un altro con il quale si iniziava la stessa trafila. La tradizione vuole che quando lo spirito compie la grazie, il teschio inizi a sudare, indicando in questo modo la sua intercessione nel mondo dei vivi. In realtà, l'alto tasso di umidità della cava fa formare goccioline di condensa sui teschi, facendoli sembrare sudati.
Il teschio del Capitano: il più scelto dai devoti
La devozione popolare nei confronti del Cimitero delle Fontanelle ha fatto nascere leggende la cui origine si è persa nella notte dei tempi. Il teschio più conosciuto della cava è quello del "Capitano", un vera e propria star del Cimitero delle Fontanelle. Il teschio del Capitano è adagiato in una teca di vetro e, a differenza degli altri, è sempre perfettamente lucido, forse proprio in virtù dei vetri che lo proteggono dall'umidità. Ma per la gente di Napoli il "Capitano" è un anima pia, che ha aiutato tantissimi devoti. Della sua storia esistono diverse versioni, ma la più "sentita" è quella che riguarda i "due sposi". Si narra di una giovane donna promessa sposa che nutriva un'autentica venerazione per il teschio del Capitano. Il suo futuro marito, invece, riteneva che tutte quelle attenzioni per delle vecchie ossa fossero tempo perso. Un giorno il giovane decise di accompagnare la futura consorte al Cimitero delle Fontanelle per vedere da vicino il vecchio teschio. Una volta nella cava, il giovane infilò un bastone nella cavità dell'occhio del teschio e con fare scherzoso, invitò il Capitano al suo matrimonio. Il giorno delle nozze, tra gli invitati festanti, apparve un uomo con la divisa dei carabinieri. Quando lo sposo chiese al carabiniere di qualificarsi, questo ripose che era stato proprio lui ad invitarlo, e che si era anche divertito ad accecargli un occhio in quell'occasione. Dopo la presentazione il Capitano aprì la sua divisa, e invece di un corpo d'uomo, apparvero solo le ossa dello scheletro. Alla vista di quella scena, i due novelli sposi morirono sul colpo, e la leggenda vuole che siano conservati ancora oggi nella prima stanza del Cimitero delle Fontanelle sotto la statua di Gaetano Barbati.
Il Monacone e i nobili
Proseguendo nel Cimitero delle Fontanelle si incontra un altro "personaggio storico" del luogo. Si tratta della statua di San Vincenzo Ferrer, meglio conosciuto come "Il Monacone". La statua è stata decapitata e al posto della testa è stato messo un teschio. "Il Monacone" è illuminato da un raggio di luce che entra dall'esterno, dando una connotazione ancora più sinistra alla statuae e al luogo. Accanto al "Monacone" fanno la loro comparsa gli unici scheletri interi ben visibili all'interno del Cimitero delle Fontanelle. Sono "I nobili", giunti fino ad oggi intatti e ben vestiti, e che in vita erano Filippo Carafa, Conte di Cerreto e di Maddaloni e la sua consorte Margherita. Una delle sala del Cimitero delle Fontanelle, quella chiamata il "Tribunale", secondo una leggenda secolare, era il luogo in cui avveniva l'iniziazione dei giovani camorristi, che qui pronunciavano il loro giuramento, scendendo nella cava come uomini e risorgendo alla luce del giorno come affiliati alla congregazione criminale.
 

                               La Canzone Napoletana



                 O' SOLE MIO

Senza dubbio la più celebre canzone napoletana ed al tempo stesso una delle più
 evocative icone della cultura italiana nel mondo.
La musica fu composta nel 1898 da Eduardo di Capua durante un viaggio in 
Ucraina su dei versi che a Napoli il poeta Giovanni Capurro gli aveva affidato 
prima della partenza. Si racconta che un giorno, di Capua, vedendo il sole 
del Mar Nero riflettersi sulla finestra dell’albergo, preso dalla nostalgia 
per il “suo” sole napoletano, trovò l’ispirazione per comporre il tema 
centrale della famosa melodia.
O’ sole mio
(Testo di Giovanni Capurro, musica di Eduardo di Capua , 1898)



    TESTO ORIGINALE IN NAPOLETANO

    Che bella cosa na jurnata 'e sole,
    n'aria serena doppo na tempesta!
    Pe' ll'aria fresca pare gia' na festa
    Che bella cosa na jurnata 'e sole.
    Ma n'atu sole
    cchiu' bello, oi ne'.
    'O sole mio
    sta 'nfronte a te!
    'O sole, 'o sole mio
    sta 'nfronte a te,
    sta 'nfronte a te!

    Lùcene 'e llastre d''a fenesta toia;
    'na lavannara canta e se ne vanta
    e pe' tramente torce, spanne e canta
    lùcene 'e llastre d'a fenesta toia.

    Ma n'atu sole
    cchiu' bello, oi ne'.
    'O sole mio
    sta 'nfronte a te!

    Quanno fa notte e 'o sole se ne scenne,
    me vene quase 'na malincunia;
    sotto 'a fenesta toia restarria
    quanno fa notte e 'o sole se ne scenne.

    Ma n'atu sole
    cchiu' bello, oi ne'.
    'O sole mio
    sta 'nfronte a te!
    TRADUZIONE IN ITALIANO
    Che bella cosa una giornata di sole,
    un'aria serena dopo la tempesta!
    Per l'aria fresca pare già una festa...
    che bella cosa una giornata di sole!
    Ma un altro sole
    più bello non c'è
    il sole mio
    sta in fronte a te
    Il sole, il sole mio,
    sta in fronte a te
    sta in fronte a te

    Luccicano i vetri della tua finestra,
    una lavandaia canta e si vanta...
    mentre strizza, stende e canta.
    luccicano i vetri della tua finestra!

    Ma un altro sole
    più bello non c'è
    il sole mio
    sta in fronte a te

    Quando fa sera e il sole se ne scende,
    mi viene quasi una malinconia...
    Resterei sotto la tua finestra,
    quando fa sera ed il sole se ne scende.

    Ma un altro sole
    più bello non c'è
    il sole mio
    sta in fronte a te



























 ODE A NAPOLI





Io voglio bene a Napoli perchè è il mio paese
è più bello di una donna, carnale e simpatia.
E voglio bene a te che sei napoletana
perchè sei come me con tanto cuore in mano.
Sai scrivere, sai leggere parole di passione,
sai ridere, sai piangere sentendo una canzone.
Napoli , tu ed io...siamo tre innamorati:
siamo una cosa sola, gentile ed appassionata.
Noi siamo figli di Napoli, del Vomero e di Mergellina:
quando si dice "Napoli" si nomina la regina!
A. De Curtis (Totò)

sabato 17 novembre 2012


L'ARROSTO




ciao a tutti....oggi parliamo di arrosto....come facciamo a sapere se l'interno è cotto anche se fuori tutto ci fa credere che lo sia? Ovviamente il modo migliore sarebbe quello di usare un termometro da cucina, ma se ne siamo sprovvisti ci tocca allora ricorrere ai metodi infallibili delle nostre nonnine...allora ....la cosa importante è pesare il pezzo di carne prima di cuocerlo...questo per poter calcolare il tempo di cottura....difatti, premettendo che un chilogrammo di arrosto deve stare in forno per 40 minuti alla temperatura costante di 160/180°, nel caso il peso della carne fosse superiore,ci si regola in questo modo: per ogni mezzo chili in  più si aumentano i minuti in forno di 10, mentre la temperatura deve scendere almeno di 10/20 gradi.Per la prova cottura, basta introdurre uno spiedo lungo nella parte più profonda della carne: se fuoriesce sangue significa che la cottura non è ancora finita, mentre se dal foro praticato con lo spiedo fuoriesce del liquido lucido e chiaro significa allora che la carne è pronta per essere tolta dal forno, fatta raffreddare e tagliata a fettine ...Bon appetit....io lo cucino così:

Ingredienti: x 7 persone

  • 2 spicchi di aglio
  • 1 kg di carne di vitello
  • 1 carote
  • 1 cipolla
  • 10 patate
  • 2 rametti di rosmarino
  • salvia
  • 1 gambo di sedano
  • 1/2 bicchiere di vino bianco
  • sale q.b.
  • olio extravergine d'oliva

preparazione:
Prendere il pezzo di carne e legarlo con la cordicella apposità incastrando sotto i rametti di rosmarino e foglie di salvia, quindi passate tutta la superficie con sale. Porre l'arrosto in una teglia ed ungere con l'olio, aggiungendo anche le patate sbucciate e tagliate a pezzi, carote, sedano e la cipolla tagliati grossolanamente.Cuocere nel forno preriscaldato  per circa 30 minuti, dopo di che irrorare l'arrosto con del vino e lasciare cuocere fino alla prova stecchino... 

lunedì 12 novembre 2012


 GNOCCCHI  DI PATATE 


Ingredienti per 6:
1 kg. di patate vecchie, circa 250 gr. di farina 00 + farina per la spianatoia.
(la quantità di farina necessaria per fare l’impasto degli gnocchi dipende da quanto le patate ne assorbono quindi non si può stabilire con precisione. Con troppa farina gli gnocchi verranno duri, con poca tenderanno a disfarsi. Quindi aggiungere all’impasto di patate un po’ di farina per volta e fermarsi quando non si attaccherà più alle mani)
 
Si lavano bene le patate e si mettono, senza togliere la buccia, in una pentola riempita d’acqua fino a coprirle bene. Si fanno bollire fino a cottura (circa 45 min.). Fare la prova forchetta per capire se le patate sono ben cotte: i rebbi della forchetta dovranno entrare fino al centro facilmente. Intanto preparate la spianatoia di legno ben infarinata. Togliere dal fuoco e spellare subito le patate (attenzione a non scottarsi). Ogni patata dovrà essere passata nello schiacciapatate e il risultato lasciato cadere sulla spianatoia.
Allargate un po’ le patate passate e lasciate raffreddare. Iniziare ad unire parte della farina setacciata e cominciare ad impastare con le mani. Di tanto in tanto, aggiungete altra farina, continuando ad impastare. L’aggiunta di farina andrà avanti fino a quando l’impasto non si attaccherà più alle mani. Per questa operazione di impasto ci ho messo abbondanti 10 min. Preparare un vassoio bello largo, coprirlo con un canovaccio di cotone e spolverarlo abbondantemente di farina. Quando è pronto, sodo, liscio ed elastico (e non appiccicoso), staccarne un pezzo alla volta, e infarinando costantemente il piano da lavoro, rotolarlo con due mani fino a creare un rotolino spesso come un dito. Con un coltello tagliarlo a pezzetti di circa 2 cm. ciascuno.
Gli gnocchi così formati andranno adagiati sul vassoio facendo attenzione che non si tocchino e ancora un po’ infarinati. Andare avanti fino a quando l’impasto non sarà finito e il vassoio pieno di gnocchi appena fatti.

Coprirli con un altro canovaccio e lasciarli riposare per un massimo di 30 min. Nel frattempo far bollire in una capiente pentola dai bordi molto alti abbondante acqua e a bollore salare. Tuffate gli gnocchi nell’acqua bollente un po’ alla volta, delicatamente girare con un cucchiaio di legno, poi attendere che vengano a galla. A quel punto con una schiumarola prelevarli dall’acqua e disponeteli in una grande insalatiera per poi condirli tutti insieme, o direttamente nel piatto da portata fondo. Continuate a cuocere un altro po’ di gnocchi e così via fino a quando saranno finiti. Condire a piacere.

ps  fondamentale per fare gli gnocchi in casa è la scelta delle patate, che devono essere tassativamente patate vecchie a pasta bianca di tipo farinoso.
Per schiacciare le patate potete usare solo lo schiacciapatate  perchè con mixer o passaverdure ottereste un impasto colloso non adatto agli gnocchi.


Ho seguito la ricetta della blogger Francesca V., perchè lei propone lo stesso impasto per gnocchi che usava mia suocera...e i suoi gnocchi erano divini...

Io adoro gli gnocchi, e a casa mia li facciamo spessissimo....anche mio marito è bravo a farli, forse perchè nei lavori di pazienza lui mi batte 10 a 0...per i sughi però "sbareo"io....ed ora ve ne passo qualcuno....


RAGU SALSICCIA E FUNGHI
350 gr. di salciccia
250 gr. di passata di pomodoro
1 cucchiaio di strutto o lardo (io ho messo 2 cucchiai di olio)
1 cipolla piccola
1 carota
1 costa di sedano
500 gr. di funghi coltivati
1/2 bicchiere di vino bianco

Preparare sedano, carota e cipolla a quadratini, in tegame con la cucchiaiata di strutto a fondere, aggiungere le verdure, la salsiccia privata del budello e sbriciolata. Sfumare con il vino.
Aggiungerci poi i funghi, la passata di pomodoro, salare e pepare e portare il tutto a cottura per circa 30 minuti.

SUGO ALLA MELANZANE
Schiacciate L'aglio e lasciatelo macerare in olio in una ciotolina. Mondate le melanzane conservando la buccia e tagliate a cubetti di 2 cm di lato, cospargetele con sale grosso per 30 minuti, lasciandole scolare per eliminare il liquido. Scottare per 30 secondi i pomodorini interi in una casseruola con 1 litro di acqua bollente e mezzo bicchiere di aceto bianco, scolate e spellate. Risciacquate i cubetti di melanzane, scolateli, asciugateli e friggeteli in una padella con olio e aglio, prima a fuoco medio alto per farli rosolare e poi a fuoco basso, per 10 minuti in tutto. Unite i pomodorini interi e cuocete per altri 3 minuti. Eliminate l'aglio, aggiungete 2 cucchiai di olio, aggiustate di sale, spolverizzate con un pizzico di peperoncino in polvere o se preferite a pezzetti, mescolate e unite una generosa manciata di foglie di basilico fresco. e parmigiano grattugiato.
BESCIAMELLA

mezzo litro di latte
1 cucchiaio di farina
2 manciate di parmigiano grattugiato
una bustina di zafferano
sale
pepe
50 grammi di burro
paprika dolce

In un pentola, grande abbastanza da contenere anche gli gnocchi, sciogliere il burro (1 cucchiaio), unire la farina e farla tostare brevemente (non deve colorire).
Aggiungere il latte a piccole quantità e lo zafferano mescolando in continuazione fino a che tutto il latte non è stato incorporato. Lasciare cuocere a fiamma bassa per circa 15 minuti.
Nel frattempo portare ad ebollizione l’acqua per la cottura degli gnocchi.
A fine cottura della salsa aggiungere un pezzetto di burro fresco, un pizzico di sale, un pizzico di pepe e una manciata di parmigiano e mescolare.
Non appena gli gnocchi vengono a galla prenderli con mestolo forato, trasferirli nella padella con la salsa e mescolare bene.
Riscaldare il forno a 200 gradi.
Imburrare una pirofila e versare dentro gli gnocchi.
Cospargere la superficie con parmigiano grattugiato, fiocchetti di burro, una spolverata di paprika, e mettere in forno a gratinare per 10/15 minuti.

SUGO RADICCHIO E PANCETTA
Per il sugo ho fatto a cubetti la pancetta, per comodità c'è anche già pronta, messa a rosolare con un giro d'olio e messa via, nella stessa padella cipolla tritata far stufare con un goccio d'acqua , lavare e tagliare a striscioline il radicchio, metterlo in padella salare e pepare. Cuocere gli gnocchi e saltarli con una noce di burro in padella e servire con spolverata di grana.
SUGO PESTO E GAMBERETTI
 in una larga padella rosolo in un cucchiaio d’olio evo lo scalogno pelato e tritato. Bagno con un dito di vino, aggiungo i gamberetti (scongelati), pepe, gli gnocchetti scolati, un mestolino della loro acqua di cottura e infine il pesto. Salto le chicche qualche minuto e li servo subito, guarniti a piacere con basilico fresco.
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....e per finire il re dei piatti a base di gnocchi...e qua vi sparo pure una foto... e se non vi  viene l'acquolina in bocca....beh non siete tanto normaliiiiiiiiiiiiiiii!!!



GLI GNOCCHI ALLA SORRENTINA

                               

Ingredienti
Basilico
Mozzarella 200 gr
Gnocchi di patate 1 kg
Sugo fresco di pomodoro al basilico 700 millilitri
Parmigiano reggiano grattugiato 100 gr


Fate scolare per bene la mozzarella dal suo latte, dopodichè tagliatela a cubetti non troppo grandi. Lessate gli gnocchi in abbondante acqua salata, poi metteteli a scolare.Trasferite gli gnocchi in una capiente ciotola e conditeli con qualche cucchiaio di sugo di pomodoro fresco al basilico. Condite gli gnocchi con la quantità di sugo che preferite, ricordandovi di tenerne da parte un po' per nappare gli gnocchi prima di essere infornati.



Dividete gli gnocchi in 4 porzioni, adagiateli in 4 pirofile individuali, cospargeteli con del sugo di pomodoro, e con una generosa manciata di cubetti di mozzarella.

Per finire, spolverizzate gli gnocchi con abbondante Parmigiano Reggiano grattugiato, quindi metteteli per qualche minuto sotto al grill del forno fino a quando la mozzarella comincerà a filare e si sarà fatta una leggera crosticina dorata..




I PURPETIELLI AFFUGATI ALLA LUCIANA




Ingredienti per 4 persone:
n.4 polipetti possibilmente di scoglio da 200 gr. circa
olio q.b.
n. 2 spicchi aglio nostrano
½ kg. pomodorini del piennolo o, freschi
80 gr. olive nere
20 gr. capperi
Prezzemolo q.b.
Sale q.b.

Procedimento:

Lavate e pulite i polipetti, disponeteli in un tegame bollente senza condimento per farli “arricciare”; in una teglia disponete aglio, olio, pomodorini, olive, capperi e fate cuocere a fiamma media coperto, per circa 10 minuti, scoprite, aggiungete i polipetti e portate a cottura per circa 10 – 15 minuti, lasciando asciugare bene il sugo che non deve risultare acquoso. Regolate di sale, ricoprite con una manciata di prezzemolo e servite caldi.

ps: questo piatto è divino per condire spaghetti, vermicelli o linguine.
RIFLESSIONE DELLA SERA

Non amo le cose perfette..quelle precise..che devono per forza seguire una logica..no..non le amo..io sono per l'imperfezione..per l'emozione inaspettata..per quelle piccole pazzie fatte senza pensarci..sono quelle che fanno battere ancora il mio cuore..dando quel pizzico di sale che manca....si sono disordinatamente cosi....amo stare con le persone che sanno apprezzarmi, sfuggo coloro che non danno importanza alla sana compagnia, che cambiano espressione un secondo solo dopo che perdo il loro sguardo, l'ipocrisia si camuffa con naturalezza....amo stare con coloro che sanno capire cosa voglio.....me ne basta almeno una di persona così....l'amicizia è come un vecchio che alla fine dei suoi giorni sa bene cosa siano i valori..La vera famiglia, spesso, non sempre è legata al sangue..ma sono tutti quelli che mi vogliono nella loro vita..quelli che fanno di tutto per vedermi sorridere..e che mi amano cosi'..semplicemente come sono...

venerdì 9 novembre 2012

CROSTATA DI FRUTTA




Ingredienti: (per stampo da 28/30 cm.)
Per la base:300 g. di farina per dolci - 2 tuorli - 170 g. di burro - 120 g. di zucchero - scorza di iimone grattugiata - estratto di vaniglia - 1/2 cucchiaino di lievito
Per la crema:250 ml latte - 100 ml di panna - 3 tuorli - 100 g di zucchero - 1 cucchiaio di farina - stecca o estratto di vaniglia - fetta di scorza di limone
Per la copertura:Frutta mista a piacere : Fragole, frutti di bosco, banana, kiwi, mela, pesca, uva...- Succo d'arancia e 1 bicchierino di Rum (facoltativo)- Gelatina alimentare per lucidare la frutta

Preparazione:
Lavate la frutta e tenetela al fresco.
In una ciotola o sul piano pulitissimo disponete la farina a fontana, mescolata con il iievito. Mettete nel centro il burro a pezzettini e lavorate con la punta delle dita incorporando allafarina, fino ad ottenere tante grosse briciole.
Rimettete la farina a fontana e rompete nel centro i tuorli. Batteteli con lo zucchero e l'estratto di vaniglia e incorporate velocemente alla farina.
Appena otterrete un impasto liscio e morbido fatene un panetto, chiudetelo nella pellicola trasparente e mettete in frigo per 30/60 minuti.
Nel frattempo ,in una pentola versate il latte con un pezzetto di stecca di vaniglia e la scorza di limone.Mettete sul fuoco basso e fate scaldare fino a inizio ebollizione. Togliete dal fuoco.
In una ciotola larga rompete i tuorli, unite lo zucchero e montate con lo sbattitore fino ad ottenere una crema liscia e spumosa.
Unite a filo il latte caldo, eliminando la scorza di limone e la stecca di vaniglia, sempre mescolando o battendo con le fruste, unite la farina setacciandola per evitare grumi. In ultimo unite anche la panna.
Versate di nuovo nella pentola e rimettete sul fuoco a fiamma bassa, mescolando sempre fino a che arriva a bollitura. Fate bollire la crema il tempo necessario perchè si addensi e togliete subito dal fuoco continuando a mescolare un poco per far cedere calore.
Lasciate raffreddare, mescolando ogni tanto per evitare che si formi la pellicola.
Accendete il forno a 180°.
Riprendete il panetto dal frigo e stendete la pasta frolla velocemente sul piano infarinato con l'aiuto di un mattarello in uno spessore di un paio di centimetri.
Ricavatene un disco poco più grande dello stampo e trasferitelo dopo aver imburrato lo stampo. Modellate i bordi con i polpastrelli per creare una bordatura estetica.
Stendete un leggero velo di crema sulla pasta e infornate per 20/25 minuti. Sfornate e fate raffreddare su una griglia.
Quando sarà stiepidita eliminate la cerniera e procedete a coprite con la crema in strato uniforme.
Tagliate a fettina la frutta poco per volta e irroratela con il succo d'arancia e il liquore. Disponetela in cerchi sulla torta.
Se volete un effetto lucido, stendete della gelatina alimentare aiutandovi con un pennello, su tutta la frutta.Mettete in frigo la torta alla frutta fino al momento di servire.
Per fare la torta di frutta, se utilizzate i frutti di bosco, anzichè usare la gelatina, per la copertura spolverate con abbondante zucchero a velo.

ps: sul http://www.labottegadelledolcitradizioni.it/, ho trovato l'idea dello stampo furbo che consente di stendere la frolla senza alcun bordo ma in maniera omogenea al suo interno,  e quindi possiamo livellarla senza creare i bordi laterali,...
andate a curiosare.....

mercoledì 7 novembre 2012

                            A ZUPPA 'E FASULE





Per ricordare i bei tempi passati quando nella nostra cultura contadina del sud Italia si cucinava sul fuoco a legna e i recipiente erano di rame o terracotta, vi propongo una zuppa semplicissima di fagioli, in questo caso borlotti 
In questo caso ho utilizzato   per la cottura la pignata , un vaso tradizionale in terracotta molto capiente (dimensioni 20 cm di diametro x 20 cm di altezza), con due manici ravvicinati e dalla bocca stretta, in modo da poter essere coperta anticamente con pasta di pane, mentre oggi con del semplice alluminio da cucina o coperchio di terracotta. Il sapore delle pietanze cucinate nella pignata hanno un nonsocchè di sublime, con sentore di affumicatura naturale.

Ingredienti x 4 persone
- 3 Cucchiai di olio d'oliva
 - 1 cipolla 
- aglio 
- 1 carota
 - sedano - prezzemolo 
- 300 gr pomodori freschi a dadini 
- 600 gr fagioli freschi 
- crostini di pane tostato 
- olio di oliva extravergine 
- un pizzico di origano.

La zuppa di fagioli è un piatto semplice e gustoso che può essere preparato facilmente. Mettete la sera precedente i fagioli, bianchi o rossi, a bagno in acqua fredda.L'indomani, sciacquate i fagioli e conditeli con olio, i pomodori a pezzetti, aglio ed un trito di cipolla, carota, sedano e prezzemolo, aggiungete un litro di acqua e e portate ad ebollizione. Una volta che i fagioli hanno raggiunto il bollore, lasciare cuocere per circa due ore a fuoco lento. Se durante la cottura c'è bisogno di aggiungere acqua avere l'accortezza di aggiungere acqua bollente, l'acqua fredda potrebbe interrompere la cottura. Quando i fagioli sono cotti, salate ed aggiungete un pizzico di origano. Servite caldi con crostini ed un filino di olio.


                          TRIGLIE AL CARTOCCIO

ingredienti x 4 persone
- 8 triglie da 200 gr cad. 
- 2 spicchi di aglio 
- prezzemolo tritato 
- sale 
- pepe 
- carta da forno o foglio di alluminio 
- 2 misurini di olio 
- 3 limoni premuti

preparazione:

Le Triglie al cartoccio sono una vera prelibatezza che non necessitano di grande esperienza in cucina, basta solo acquistare delle buone triglie fresche. Pulite e sgocciolate le triglie. In una zuppiera preparate la marinata con aglio, prezzemolo, olio, sale e pepe. Aggiungete alla marinata il limone, o a piacere l'aceto. Disponete i fogli di carta sul tavolo cospargeteli di olio e su ognuno adagiate una triglia ed una cucchiaiata di marinata. Accartocciate i fogli chiudendovi per bene le triglie. Fate cuocere per 15 minuti nel forno a calore moderato rivoltando i fagotti ogni tanto. Servite caldi.
PS: Questa ricetta vale anche  x molti altri tipi di pesci come il dentice, la spigola, l'orata etc...


NAPOLI E'.....


Napoli è come quell’anfora, ci vuole un occhio particolare per vederla. Tutte le città sono diverse l’una dall’altra, ma Napoli è più diversa, e non solo per la monnezza e la camorra come credono al Nord, ma per la sua inafferrabilità. Da questa diversità dipende anche il rapporto che gli scrittori napoletani hanno con la loro città. Una città che pone continuamente domande, che a volte ti «ferisce a morte o ti addormenta», con cui si stabilisce continuamente un poetico litigio, perché vorresti cambiarla ma cambiarla senza perderla, senza perderne appunto la meravigliosa e ambigua diversità.Oggi parlare di Napoli non si può. Si può parlare dei rifiuti, ma di Napoli no. Troppo scontato appare il tema, e poi a chi interessa? E tuttavia, nonostante ciò, mi proverò a parlare di Napoli perché ultimamente ci sono stato per pochi giorni, e ho visto sì con dolore in molte strade la monnezza - intollerabile -, ma ho visto anche la Bellezza di cui non si parla più. Napoli invece per me è sempre bellissima e affascinante, e fa sognare di paradisi e armonie perdute, specie sul cader della sera, quando il rosa e l’azzurro sfumano nel cielo l’uno nell’altro, e le prime luci si accendono sotto il Vesuvio e lontano sulla costa brillano come i gioielli di una preziosa collana.Nelle aggrovigliate strade del centro storico ho visto turisti aggirarsi incantati, entrare nelle grandi chiese barocche, curiosare tra i monumenti, le piazze, e le meraviglie di San Martino, del grande Museo Archeologico, del Museo di Capodimonte, e mescolarsi alla vita che si svolge in quelle strade tra le bancarelle piene di presepi, pulcinellini, corni portafortuna, e le più diverse cianfrusaglie. Strade antiche, diverse da quelle della città moderna con le monotone vetrine di scarpe, blue jeans e vestiti alla moda. Qui il passato sembra che non sia passato, ed è proprio questo che attira i visitatori, perché ormai nell’immaginario della gente i vantaggi della modernità hanno provocato tanti di quei disastri che si comincia a pensare che la conservazione del passato, ritrovato intatto in certe città, sia un bene da non perdere. E anche la nostalgia di uno stile di vita meno affannoso e meno competitivo fa parte di questo sentimento.Forse Napoli è la città dove l’illusione di un passato migliore del presente a volte viene mitizzata, e comunque esercita un potere suggestivo molto forte. Sto fantasticando? Allora torno con i piedi a terra e guardo Napoli come una città bifronte, come Giano, il dio con due facce. Secondo come la si guarda può essere «disperatissima» e «felicissima», come dice Guarini, e anche una città accogliente o una città inospitale. L’indole degli abitanti, la maggioranza, è cordiale, amabile, gentile, oppure all’opposto e in molti casi, può rivelarsi malavitosa e camorristica.Anche la società ha due facce, perché non si sa mai bene in certi ambienti qual è e dov’è il confine tra la società civile e la società criminale, nel senso che quando tratti un affare e firmi un contratto ti può capitare di farlo con la persona sbagliata. La borghesia e il popolo sono nello stesso tempo distanti, per ceto ed economicamente, e però condividono il dialetto, i sentimenti, e sono accomunati dalla «napoletanità», che è un modo di vivere e di vedere il mondo. E ancora la cosiddetta «promiscuità di vicinato» fa sì che molto spesso nel basso di un palazzo viva il popolo e al piano nobile dello stesso palazzo viva il principe o il borghese, e questo naturalmente crea un rapporto, una convivenza, che però non cancella la distanza, una distanza che nei momenti cruciali della storia è diventato un fossato incolmabile.E anche qui Napoli rivela le sue due facce di Giano bifronte. Dunque la prima diversità tra Napoli e le altre città è questa ambiguità sociale, questa strana sintesi di coppie di opposti. Solo attraverso l’esperienza che si forma vivendo a Napoli si può capire il fascino che la città esercita su molti e il rifiuto che provoca in altri. Dimmi come vedi Napoli e ti dirò chi sei, questo è vero. Napoli è una pietra di paragone. C’è chi va in giro per la «città porosa», così la definì Walter Benjamin, porosa come una barriera corallina o una spugna, e vede solo rovina e degrado; ma chi ha l’occhio giusto scopre nelle anfrattuosità e anche nel degrado del suo tessuto urbano, chiostri, chiese, palazzi, scale, colonne e monumenti e tante insospettate meraviglie. E qui torna bene la riflessione di Norman Douglas che paragonò Napoli a un’anfora che quando viene pescata dalle profondità marine e tirata su è piena di alghe e incrostazioni calcaree che la rendono irriconoscibile, ma l’occhio esercitato dell’esperto sa vedere subito la bellezza della forma originaria.

OSSERVAZIONI SEMISERIE SU NAPOLI E LA NAPOLETANITA'                                                                                            ..I VIPS PARLANO..



Ma cosa vuoi farci, preferisco la povertà dei napoletani al benessere della repubblica italiana, preferisco l'ignoranza dei napoletani alle scuole della repubblica italiana, preferisco le scenette, sia pure un po' naturalistiche, cui si può ancora assistere nei bassi napoletani, alle scenette della televisione della repubblica italiana. Coi napoletani mi sento in estrema confidenza, perché siamo costretti a capirci a vicenda. Coi napoletani non ho ritegno fisico, perché essi, innocentemente, non ce l'hanno con me.


Vieni,o straniero, nella grande Napoli, godi mentre l'attimo fugge, scorda i desideri delusi e i tormenti che un demone ha tessuto nella tua vita, impara a godere, ad essere felici e poi muori.

Togliete a Napoli il Vesuvio, e la voce incantata della sirena avrà perduto per voi le più dolci armonie.

Pe' Tuleto, p' 'a strada cchiù bella | d' 'a cchiù bella città ca se trova, | n'ata vita llà 'n miezo vulesse campà!...
'N Paraviso 'stu sciore 'e bellezza | llà sultanto 'o putite truvà!!!
Salvatore Baratta


Napoli è l'unica città dove le persone ti salutano ancora con il "buongiorno" e non con un laconico "notte" o "giorno".

Il napoletano è convinto di vivere in un mondo ostile, sul quale non è in grado di esercitare alcun controllo... I rapporti tra gli uomini sono regolati da una concezione fatalistica, nella quale l'Autorità svolge lo stesso ruolo che ha il «destino» nel mondo naturale.

Io so questo che i napoletani oggi sono una grande tribù che anziché vivere nel deserto o nella savana, come i Tuareg e i Boja, vive nel ventre di una grande città di mare. Questa tribù ha deciso – in quanto tale, senza rispondere delle proprie possibili mutazioni coatte – di estinguersi, rifiutando il nuovo potere, ossia quella che chiamiamo la storia o altrimenti la modernità. È un rifiuto sorto dal cuore della collettività contro cui non c'è niente da fare. Finché i veri napoletani ci saranno, ci saranno, quando non ci saranno più, saranno altri. I napoletani hanno deciso di estinguersi, restando fino all'ultimo napoletani, cioè irripetibili, irriducibili ed incorruttibili.

A Napoli ho scoperto l'immonda parentela tra l'amore e il Cibo. Non è avvenuto all'improvviso, Napoli non si rivela immediatamente: è una città che si vergogna di se stessa; tenta di far credere agli stranieri che è popolata di casinò, ville e palazzi. Sono arrivato via mare, un mattino di settembre, ed essa mi ha accolto da lontano con dei bagliori scialbi; ho passeggiato tutto il giorno lungo le sue strade diritte e larghe, la Via Umberto, la Via Garibaldi e non ho saputo scorgere, dietro i belletti, le piaghe sospette che esse si portano ai fianchi. Verso sera ero capitato alla terrazza del caffè Gambrinus, davanti a una granita che guardavo malinconicamente mentre si scioglieva nella sua coppa di smalto. Ero piuttosto scoraggiato, non avevo afferrato a volo che piccoli fatti multicolori, dei coriandoli. Mi domandavo: «Ma sono a Napoli? Napoli esiste?» 

Napoli è rimasto per me un certo paese magico e misterioso dove le vicende del mondo non camminano ma galoppano, non s'ingranano ma s'accavallano, e dove il sole sfrutta in un giorno quello che nelle altre regioni tarda un mese a fiorire. (Ippolito Nievo)


Napoli non è una città, è un mondo. Napoli non è solo a Napoli ma la trovi ovunque, anche in Germania. La "napoletanità" è una cosa unica. È chiaro che ogni città ha un suo calore, Napoli ce l'ha ma in maniera diversa, questa città vive le cose in maniera passionale, con un amore diverso da tutti gli altri. Non posso dire se rispetto alle altre tappe sia meglio o peggio, Napoli è sicuramente diversa. (Marco Masini)