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sabato 29 settembre 2012


TIRAMISU AL PISTACCHIO




Ingredienti:

Savoiardi 400 gr
Uova 5
Mascarpone 500 gr
Zucchero 175 gr
Latte 1 bicchiere 
Marsala 1 bicchiere
Pistacchi in polvere 125 gr
Pistacchi tritati 50 gr

Preparazione:

Procuratevi tutti gli ingredienti sopracitati e cominciamo, aprite le uova e separate i tuorli dagli albumi; sbattete con una frusta elettrica i tuorli assieme allo zucchero fino ad ottenere un composto omogeneo e molto spumoso, aggiungete poi il mascarpone e continuate a mescolare fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo.

Montate a neve fermissima gli albumi; aggiungete al composto prima il pistacchio in polvere sempre mescolando bene e dopo incorporate gli albumi montati a neve aiutandovi con un cucchiaio di legno e con movimenti dal basso verso l'alto, fate questa operazione con pazienza, non dovete smontare gli albumi ma incorporarli con delicatezza; la crema a questo punto è pronta.

In una piccola ciotola mescolate il latte con il marsala; prendete una teglia per il vostro tiramisù e cominciamo, create uno strato di crema sul fondo quindi inzuppate i savoiardi (senza esagerare) nel latte e marsala e disponeteli come di consueto fino a ricoprire tutta la base, versate ora la crema e seguitate in questo modo fino al termine degli ingredienti, per terminare spolverizzate abbondantemente con dei pistacchi a pezzettini.

Il tiramisù al pistacchio è pronto vedrete che sarà buonissimo, prima di consumarlo lasciatelo riposare in frigo almeno 4 ore.


Cheesecake ai frutti di bosco



Ingredienti:

Biscotti secchi 180 gr
Nocciole 50 gr
Burro 100 gr
Zucchero a velo 80 gr
Colla di pesce 3 fogli
Succo di 1/2 limone
Philadelphia 320 gr
Panna montata 250 gr
Marmellata ai frutti di bosco q.b.
Frutti di bosco q.b.

Preparazione 

Cominciamo, tritate molto finemente i biscotti assieme alle nocciole, dovrete

ottenere quasi una farina; nel frattempo a bagnomaria fate sciogliere il burro.
Ora in una ciotola versate il trito di biscotti e nocciole ed aggiungete il burro fuso, amalgamate bene il tutto lavorando il composto con un cucchiaio di legno.
Prendete ora una tortiera a bordi alti del diametro di 25-30 centimetri e versate il composto, disponetelo in modo omogeneo su tutta la base e battetelo con un batticarne o semplicemente con il fondo di un bicchiere, fatto questo la base è pronta, mettetela a riposare in frigo.

In una ciotola capiente versate il philadelphia, il succo di mezzo limone e lo zucchero a velo, lavorate il composto con una frusta elettrica per qualche minuto fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo; fate sciogliere la colla di pesce ed aggiungetela al composto quindi mescolate di nuovo per qualche minuto.
Aggiungete ora la panna montata ed incorporatela sempre aiutandovi con un cucchiaio di legno e con movimenti dal basso verso l'alto per non smontarla.

A questo punto riprendete la base dal frigo, versate sopra la crema ottenuta e livellatela bene; rimettete in frigo per almeno due ore.
Passate due ore almeno, riprendete dal frigo la torta e versate sopra la marmellata ai frutti di bosco senza esagerare, dovrete creare solamente uno stratino quindi aggiungete anche i frutti di bosco, a questo punto il cheesecake ai frutti di bosco è pronto, per gustarlo al meglio vi consigliamo di tenerlo altre due ore in frigo.

Oggi ,nel pomeriggio sono stata al mare,faceva caldo e un 

venticello dispettoso faceva volare ogni cosa,ma c'era 

una strana magia nell'aria,come solo nelle giornate di

 settembre può succedere,i colori del mare variavano 

sulle tonalità dell'azzurro cinerino che fa sembrare tutto

 d'argento e un velo di malinconia si scorgeva in tutti i 

visi delle persone presenti,consce che questi sono 

proprio gli ultimi giorni della bella stagione.......e anch'io

 non ero da meno......e allora ho aspettato che il sole 

tramontasse quasi,per godermi quest'atmosfera fino 

all'ultimo minuto.......

giovedì 27 settembre 2012


GRIGLIATA DI CARNE



La carne
Una perfetta grigliata di carne si ottiene seguendo alcune semplici norme:
  • Ungere: ungete sempre con poco olio o burro la carne prima di porla sulla griglia rovente, e ripetete più volte l'operazione durante la cottura per impedirle di asciugarsi e di indurire. Le piccole gocce di sangue che appariranno sulla superficie indicheranno quando la carne è al punto giusto di cottura.
  • Marinare: per rendere la carne più tenera e saporita, la carne può essere lasciata a marinare per almeno un paio d'ore in una emulsione di vino o limone e olio di oliva, rigirandola di tanto in tanto; alla marinata potrete aggiungere sale, pepe appena macinato, altri odori quali cipolla a fettine, aglio, alloro, timo o prezzemolo. Asciugate bene la carne prima di cuocerla.
  • La scelta delle carni: la carne che meglio si presta alla cottura sulla griglia è quella di manzo, le cui parti migliori sono il filetto, la costata, la lombata; i pezzi più teneri e gustosi - e costosi - sono quelli ricavati dal filetto, che prendono varie denominazioni secondo la dimensione: fette alte circa 3 centimetri vengono chiamate tournedos, i filets mignon hanno uno spessore tra i 4 e i 5 centimetri, mentre pezzi tra i 5 e i 7 centimetri prendono il nome di châteaubriand. Cospargete le bistecche e i pezzi grossi di carne con pepe nero macinato e poneteli sulla griglia caldissima per scottarli da ambo i lati, formando così una crosticina esterna che conserverà loro tutto il sugo; continuate poi la cottura a calore più moderato. Per tagli più piccoli potete, dopo la "scottatura" mantenere la medesima temperatura.La carne di maiale si presta altrettanto bene alla cottura alla griglia, in particolar modo le braciole (costolette con l'osso) e le costine; essendo più ricca di grassi, non necessita di marinatura, e può non essere unta prima della cottura. Aromatizzatela con timo, pepe nero e rosmarino. Se grigliate carne bianca (vitello, pollo, agnello) usate un calore più moderato, o tenetela più lontana dalla sorgente: cuocerà e colorirà contemporaneamente. 
    Un suggerimento: Tagliata di manzo all'aceto balsamico
    Per quattro persone
    • una entrecôte di manzo dello spessore di almeno due centimetri;
    • olio di oliva;
    • aceto balsamico di Modena;
    • sale e pepe.
    Sulla piastra ben calda cuocete la carne come sopra descritto; consiglio di tenerla piuttosto "al sangue".Nel frattempo emulsionate accuratamente in una scodellina tre cucchiai di olio extravergine d'oliva, un cucchiaino o più di aceto balsamico, sale e pepe nero.Quando la carne avrà la giusta cottura ponetela su un tagliere, e con un coltello ben affilato tagliatela a striscioline di non più di due millimetri di spessore. Disponete le fettine su un piatto caldo e "scaloppatele" con l'emulsione preparata. Servite subito.


Ciaooooo e buona grigliata!!




P.S. Ricordati che per non fare indurire la carne il sale va aggiunto alla fine.. solo dopo averla cotta


CREPES ALLA NUTELLA


Le crepes non sono che cialde sottili dalla consistenza soffice ed elastica e dalla forma rotonda. Piatto tipico francese ed uno dei simboli di questa cucina anche all'estero, la crepe è composta da ingredienti assai semplici come uova, latte, farina e zucchero e viene solitamente farcita con i ripieni più vari, dolci o salati. Simbolo della cucina francese, la crepe è comunque famosa in tutto il mondo ed ogni paese ha adattato la ricetta originaria alla propria cultura culinaria facendo della crepe uno degli alimenti più versatili in assoluto. Farcita, arrotolata, utilizzata come ricca e grossolana sfoglia, ripiena di marmellata, frutta, panna, oppure di prosciutto, formaggio e quanto altro... Insomma, la crepe può essere utilizzata in mille modi e noi italiani abbiamo certamente rinunciato a personalizzare questa ricetta aggiungendo alla crepe gli elementi tipici della nostra cucina.




CREPES DOLCI: 250gr di farina, 60gr di zucchero, 40gr di burro, 3 uova, 1/2l di latte, 1 bustina di vanillina, un pizzico di sale e, facoltativi, un pizzico di cannella ed un bicchierino di liquore.

Preparazione: Setacciamo la farina e poniamola in una terrina piuttosto capiente con un pizzico di sale aggiungendo, se si tratta di crepes dolci, anche lo zucchero e la vanillina. Mescolando continuamente con un cucchiaio o una frustina, iniziamo ad aggiungere il latte a filo e lavoriamo il tutto fino ad ottenere un composto liscio e privo di grumi. Da parte, sbattiamo le uova con una forchetta perchè si amagamino ed uniamole poi al composto. Mescoliamo fino ad ottenere un composto uniforme, copriamo la terrina con della carta da cucina trasparente e poniamola in frigo a riposare per almeno mezz'ora.
Al termine della mezz'ora, scaldiamo sul fuoco una pentola antiaderente (meglio ancora se si tratta di una piastra per crepes) e facciamo sciogliere nella pentola una piccola noce di burro. Quando sarà ben calda, utilizziamo un mestolo come unità di misura prendendo la pastella e versandola al centro della padella. Prendiamo dunque la padella, incliniamola e ruotiamola così da ricoprire tutto il fondo con uno strato uniforme e sottile di pastella; questo passaggio dovrà essere molto veloce poichè la pastella tende e cuocersi e quindi a solidificarsi molto velocemente. Lasciamo dorare per circa un minuto scuotendo la padella per staccare la crepe dal fondo e giriamo poi la crepe così da dorarla su entrambi i lati. Facciamo scivolare la crepe su di un piatto... e procediamo nello stesso modo fino a che non avremo finito la pastella. .cospargete ogni crepes di nutella, chiudete e spolverizzate con dello zucchero a velo o cacao o noci o pinoli o cocco o con qualunque cosa vi piaccia!


Vi do anche le dosi per le crepes salate...: 250gr di farina, 40gr di burro, 1/2l di latte, 3 uova ed un pizzico di sale.

 PS: presto posterò altre ricettine per darvi idee sia per il ripieno dolce che per quello salato.....ciauuuuuuuuu

'E MAMMARELLE MBUTTUNATE E ARRUSTUTE


Questa è una pietanza tipica del casertano e ancora oggi, nei pochi portoni rimasti, sui balconi delle case o agli angoli delle strade, è possibile vedere le carcioffolare all'opera e sentire per le strade, l'inconfondibile profumo che emana dalle braci, anche se oramai "bancarelle" che le vendono, si trovano in quasi tutte le zone periferiche della Campania...( i migliori carciofi, sono i cosiddetti paesanielli  o mammarelle, prodotti nel casertano, soprattutto nella zona est, tra Maddaloni e Santa Maria a Vico).E' una delle portate tipiche del pranzo pasquale...



INGREDIENTI:
- Carciofi 
- Olio extravergine d'oliva
- aglio fresco
- prezzemolo
- sale 
- pepe
- mollica di pane

PREPARAZIONE:
Pulire i carciofi dopo averli privati del gambo; fate in modo che uno spezzoncino del
gambo resti, la sua funzione sarà quella di tenere "in piedi" il carciofo nella brace.
Sciacquare i carciofi sotto l'acqua corrente e poi Batterli energicamente tenendoli capovolti per liberarli dall'eccesso d'acqua e aprire ben bene il fiore. 

Prendete la mollica di pane, che avrete "ammollato" nell'acqua" e mescolatela con sale, pepe, aglio finemente triturato e prezzemolo; con questo composto riempite i carciofi, pressandolo bene all'interno del fiore e versate sullo stesso una generosa spruzzata di olio extra vergine d'oliva.
Quando la brace sarà bella viva, ponete i carciofi direttamente a contatto con il fuoco e ricopriteli con un panno che vi premunirete di mantenere sempre umido. Controllate a vista la cottura, potrete togliere i carciofi dalla brace quando una foglia interna si staccherà senza sforzo. 
Dopo aver lasciato raffreddare per qualche minuto, ripulite i carciofi dal bruciato e staccate le prime foglie esterne, quelle più dure e un po' bruciacchiate. 
Il carciofo va mangiato foglia per foglia, staccando con i denti la parte più tenera di ciascuna foglia; alla fine, il cuore del carciofo con tutto il suo ripieno, va poggiato su un pezzo di pane casereccio e gustato lentamente.


venerdì 21 settembre 2012


Salame dolce ripieno con cioccolato bianco e frutti di bosco

 
ingredienti per 4 - 6 persone
350 g Biscotti secchi
200 g Burro
2 Uova
100 g Frutti di bosco
200 g Cioccolato bianco
150 g Zucchero semolato
1 bicchierino di  Rum
Tirate il burro fuori dal frigo almeno un'ora prima di iniziare la preparazione del dolce: dovrà risultare molto cremoso e morbido. In un pentolino antiaderente mettete i vostri frutti di bosco, un paio di cucchiai di zucchero, un bicchierino di rum ed uno di acqua. Ponete sul fuoco a fiamma molto bassa e fate cuocere, mescolando continuamente per non farli attaccare, per circa una decina di minuti. Togliete dal fuoco e fate raffreddare completamente. In un altro pentolino ponete il cioccolato bianco che avrete fatto precedentemente a pezzettini e fatelo sciogliere completamente a bagnomaria. Una volta ottenuto un risultato molto fluido, togliete dal fuoco e lasciate intiepidire. Prendete i vostri biscotti secchi e sbriciolateli finemente: potrete inserirli in un tritatutto oppure metterli in un sacchetto per alimenti su cui passerete ripetutamente un mattarello fino a ridurli completamente in briciole. Prendete una terrina e ponetevi il burro ammorbidito. Lavorate energicamente con una frusta a mano, per renderlo una vera e propria crema. Quindi aggiungete le uova, il composto di frutti di bosco ed il cioccolato fuso, continuando a lavorare. Infine, unite i biscotti sbriciolati, dapprima mescolando con un cucchiaio e infine impastando con le mani. A questo punto stendete un foglio di carta da forno sul piano di lavoro, date all'impasto la forma tipica del salame ed avvolgetelo nella carta. Quindi arrotolatelo in un foglio di carta alluminio e ponete in frigo per almeno tre ore per farlo compattare. Trascorso questo tempo, estratelo dal frigo, scartatelo e tagliatelo a fettine di medio spessore.
Suggerimento
Se il salame è destinato ad essere mangiato dai bambini, vi consigliamo di omettere il rum nella cottura dei frutti di bosco e di sostituirlo magari con una fialetta di aroma all'arancia. Potete servire il salame al cioccolato e frutti di bosco anche ponendone qualche fetta in ciascun piattino e accompagnandolo con ciuffi di panna montata.un 1.jpg

TORTA PARADISO




Per la torta: 200 gr di burro 250 gr. zucchero a velo uova tuorli 150 gr. farina 00 150 gr. fecola 1/2 bustina lievito 1 pizzico sale 1 bustina vanillina Per la crema al latte: 500 ml di latte 100 gr. farina 100 gr. zucchero 125 ml panna 1 bustina vanillina scorza di limone

In una ciotola lavorare il burro e lo zucchero fino ad ottenere una crema spumosa. Aggiungere poi uno alla volta i tuorli, poi le uova, la vanillina, il sale e continuare a montare.  Unire la farina e la fecola setacciate insieme con il lievito ed amalgamarle delicatamente mescolando dal basso verso l'alto.  Versare in uno stampo rotondo imburrato ed infarinato e cuocere in forno già caldo a 180 C° per circa 30 minuti.  Versare il latte in un pentolino con la scorza di limone e portare a bollore. Spegnere la fiamma e fare riposare 30 minuti. A parte in un'altra pentola mettere la farina e poco alla volta versare il latte a filo mescolando bene.  Unire quindi lo zucchero e la vanillina e fare addensare. Una volta raffreddata la crema unire la panna.  Farcire con questa crema la torta tagliata a fette.


PENSIERINO



Un giocatto nuovo puo essere

Stupendo xkè nuovo ,

 
Triste xkè allontana un bambino dal suo giocattolo 


preferito di sempre!!!

Solo quando il nuovo giocattolo sarà rotto il bambino


tornerà dal vecchio giocattolo 
... 
Farà questo x molte volte magari cn tutti i nuovi giochi 


ke gli 

si presenteranno fin quando il giocattolo preferito di 

sempre sarà così consumato dal tempo da nn essere più il

 giocattolo di sempre!!!


SPAGHETTI NEI WURSTEL

spaghetti nei wurstel ;o)


perchè spaghetti nei wurstel? lo vediamo poi...

ingredienti:


spaghetti


wurstel


spaghetti nei wurstel ;o)

per quanto riguarda i wurstel si possono usare sia quelli piccoli che quelli più 
grossi come abbiamo fatto noi

come prima cosa preparare i wurstel tagliandoli a fette regolari non troppo sottili 

(circa 7-8 mm)

come prima cosa preparare i wurstel tagliandoli a fette regolari non troppo sottili 
(circa 7-8 mm)

spaghetti nei wurstel ;o)la cucina di marble - pura gola, vero amorespaghetti nei wurstel ;o)


poi, prendere una rondellina di wurstel e infilzarla con degli spaghetti spingendoli fino a che non arriviamo circa a metà lunghezza degli spaghetti

ovviamente, a seconda del diametro dei wurstel si potranno infilzare con un numero

 diverso di spaghetti (direi 3 per i wurstel piccoli, 5-6 per quelli più grandi)

spaghetti nei wurstel ;o)la cucina di marble - pura gola, vero amorespaghetti nei wurstel ;o)la cucina di marble - pura gola, vero amorespaghetti nei wurstel ;o)la cucina di marble - pura gola, vero amorespaghetti nei wurstel ;o)

eccoli qui tutti pronti

spaghetti nei wurstel ;o)la cucina di marble - pura gola, vero amorespaghetti nei wurstel ;o)

e... nelle mani della mie aiutanti...

spaghetti nei wurstel ;o)

per la cottura, procediamo normalmente come fossero spaghetti normali bollendoli in acqua 
spaghetti nei wurstel ;o)la cucina di marble - pura gola, vero amorespaghetti nei wurstel ;o)

ed eccoli pronti, divertentissimi da vedere nel piatto, le cucciole erano entusiaste, 

noi... contenti del loro divertimento!

li abbiamo mangiati conditi semplicemente con del burro e, a piacere una spolverizzata di pepe

assolutamente da fare ai bambini o per stupire e divertire chiunque altro ;)


spaghetti nei wurstel ;o)la cucina di marble - pura gola, vero amorespaghetti nei wurstel ;o)la cucina di marble - pura gola, vero amorespaghetti nei wurstel ;o)la cucina di marble - pura gola, vero amorespaghetti nei wurstel ;o)


ps: questa videoricetta non è mia ma nn ricordo dove l'ho presa..chiedo scusa all'autrice ma non ho resistito alla tentazione di pubblicarla perchè troppo originale.....
LA CUCiNA NAPOLETANA (PARTE 4)





« Ti fai dare mezzo chilo di mozzarella di Aversa, freschissima! Assicurati che sia buona: pigliala con due dita, premi la mozzarella, se cola il latte te la pigli, se no desisti! »
(Enzo Turco in una scenett
a con Totò nel film Miseria e nobiltà)








Presenza importante nella cucina napoletana e campana sono i latticini, la cui storia è documentata da tempi antichissimi. Tra questi sono molto importanti le produzioni di latticini in pasta filata, come fiordilatte, provola e mozzarella. La mozzarella di bufala, in particolare, viene citata per la prima volta con il nome mozzarella nel 1570 da Bartolomeo Scappi ma ha origini sicuramente più antiche, e nel 1481 appare con il nome di mozza, dal verbo mozzare, gesto col quale, a mano, si suddivide la pasta filata in singole mozzarelle. Analogamente, dalla prova, di analogo significato, prende il nome la provola.

In ordine di stagionatura, sono riportati sotto alcuni tra i più famosi formaggi e latticini usati nella cucina napoletana e campana:

La ricotta di fuscella, freschissima e leggera, venduta originariamente in cestini vegetali
La ricotta fresca, che viene consumata sia da sola che come 
da sola che come condimento (ad esempio sulla pasta al ragù)
La ricotta salata, più stagionata, tipica del periodo di Pasqua
La caciottella fresca della penisola sorrentina, dal sapore molto delicato
La mozzarella di bufala campana, la cui produzione è concentrata soprattutto nella zona dell'aversano e nella piana del Sele
I bocconcini alla panna di bufala, o burrielli, mozzarelline conservate in anfore di terracotta e immerse nella panna o nel latte
Le scamorze, bianche o affumicate
Il fiordilatte, preparato con latte vaccino, che ha la sua migliore produzione nella zona di Agerola
La provola affumicata, un fiordilatte aromatizzato al fumo di paglia umida, colorata esternamente marrone, ed internamente giallognola, dal gusto intenso
Il burrini di Sorrento, piccoli provoloncini dal cuore di burro
I bebè, i provoloni e i caciocavalli di varia stagionatura.

LA CUCìNA NAPOLETANA (PARTE 3)



LA CUCNA NAPOLETANA (PARTE 2)





Il pomodoro, originario dell'America, fu importato in Europa dagli spagnoli nel XVI secolo, ma venne ignorato dal punto di vista alimentare per circa due secoli[25]. Solo tra la fine del XVIII secolo e l'iniz
io del XIX secolo la salsa di pomodoro divenne comune a molte ricette, e la sua coltivazione si diffuse fino a diventare una delle più importanti della Campania. Tra le varietà più famose a Napoli vi è il pomodoro Sammarzano, quasi estinto alla fine del XX secolo e recentemente recuperato alle coltivazioni, ed il pomodorino vesuviano che si conserva a lungo raccolto a grappolo da appendere fuori al balcone ('o piennolo).

A Napoli è sorta l'industria conserviera che ha portato in tutto il mondo i celebri "pelati" e il "concentrato" di pomodoro. Molti sono poi i metodi casalinghi di conservarlo, dai pom
odori in bottiglia, fatti a pezzi oppure passati per essere sempre pronti agli usi più vari, alla famosa "conserva" in cui il pomodoro viene stracotto e concentrato fino a diventare una crema scura e vellutata.
LA CUCìNA NAPOLETANA (PARTE 1)


Foto: LA CUCìNA NAPOLETANA  (PARTE 1)

La cucina napoletana ha antichissime radici storiche che risalgono al periodo greco-romano, e si è arricchita nei secoli con l'influsso delle differenti culture che si sono susseguite durante le varie dominazioni della città e del territorio circostante. Importantissimo è stato l'apporto della fantasia e creatività dei napoletani nella varietà di piatti e ricette oggi presenti nella cultura culinaria partenopea.

In quanto capitale del regno, la cucina di Napoli ha acquisito anche gran parte delle tradizioni culinarie dell'intera Campania, raggiungendo un giusto equilibrio tra piatti di terra (pasta, verdure, latticini) e piatti di mare (pesce, crostacei, molluschi).

A seguito delle varie dominazioni, principalmente quella francese e quella spagnola, si è delineata la separazione tra una cucina aristocratica ed una popolare[2]. La prima, caratterizzata da piatti elaborati e di ispirazione internazionale, sostanziosi e preparati con ingredienti ricchi, come i timballi o il sartù di riso, mentre la seconda legata ad ingredienti della terra: cereali, legumi, verdure, come la popolarissima pasta e fagioli. A seguito delle rielaborazioni avvenute durante i secoli, e della contaminazione con la cultura culinaria più nobile, la cucina napoletana possiede ora una gamma vastissima di pietanze, tra le quali spesso anche quelle preparate con gli ingredienti più semplici risultano estremamente raffinate.

Nonostante le contaminazioni avvenute durante i secoli, compreso quello appena trascorso, la cucina napoletana conserva tutt'oggi un repertorio di piatti, ingredienti e preparazioni che ne caratterizzano una identità culturale inconfondibile.

Ingredienti principali

Esiste una grande varietà di pasta napoletana. Nella cucina napoletana è molto più diffusa la pasta di semola di grano duro, di produzione industriale, rispetto alle paste fatte in casa, che sono molto più diffuse nell'entroterra campano ed in altre regioni d'Italia. La produzione su larga scala della pasta nel napoletano risale almeno al XVI secolo, quando a Gragnano[24] si trovavano le condizioni ideali per essiccarla e conservarla. A Napoli sono considerati molto importanti anche i tempi di cottura della pasta, che deve essere ben "al dente", in particolare se deve essere successivamente mantecata in padella.
Tra le varietà più diffuse vi sono, oltre a quelle più classiche, come spaghetti, linguine e bucatini, anche i formati tipici locali, come i paccheri e gli ziti, che tradizionalmente vengono spezzati a mano, prima di essere cotti e conditi con il ragù. Per la preparazione di pasta con i legumi viene usata anche la pasta mista (pasta ammescata), una volta venduta a prezzo più basso perché risultante dai rimasugli spezzati degli altri formati, ma oggi venduta come un formato a sé stante. Da non trascurare sono gli gnocchi, preparati con farina e patate. Vi sono anche formati meno tradizionali, ma oggi molto diffusi, tra i quali gli scialatielli.

(contìnua...)


La cucina napoletana ha antichissime radici storiche che risalgono al periodo greco-romano, e si è arricchita nei secoli con l'influsso delle differenti culture che si sono susseguite durante le varie domina
zioni della città e del territorio circostante. Importantissimo è stato l'apporto della fantasia e creatività dei napoletani nella varietà di piatti e ricette oggi presenti nella cultura culinaria partenopea.

In quanto capitale del regno, la cucina di Napoli ha acquisito anche gran parte delle tradizioni culinarie dell'intera Campania, raggiungendo un giusto equilibrio tra piatti di terra (pasta, verdure, latticini) e piatti di mare (pesce, crostacei, molluschi).

A seguito delle varie dominazioni, principalmente quella francese e quella spagnola, si è delineata la separazione tra una cucina aristocratica ed una popolare[2]. La prima, caratterizzata da piatti elaborati e di ispirazione internazionale, sostanziosi e preparati con ingredienti ricchi, come i timballi o il sartù di riso, mentre la seconda legata ad ingredienti della terra: cereali, legumi, verdure, come la popolarissima pasta e fagioli. A seguito delle rielaborazioni avvenute durante i secoli, e della contaminazione con la cultura culinaria più nobile, la cucina napoletana possiede ora una gamma vastissima di pietanze, tra le quali spesso anche quelle preparate con gli ingredienti più semplici risultano estremamente raffinate.


Nonostante le contaminazioni avvenute durante i secoli, compreso quello appena trascorso, la cucina napoletana conserva tutt'oggi un repertorio di piatti, ingredienti e preparazioni che ne caratterizzano una identità culturale inconfondibile.

Ingredienti principali

Esiste una grande varietà di pasta napoletana. Nella cucina napoletana è molto più diffusa la pasta di semola di grano duro, di produzione industriale, rispetto alle paste fatte in casa, che sono molto più diffuse nell'entroterra campano ed in altre regioni d'Italia. La produzione su larga scala della pasta nel napoletano risale almeno al XVI secolo, quando a Gragnano[24] si trovavano le condizioni ideali per essiccarla e conservarla. A Napoli sono considerati molto importanti anche i tempi di cottura della pasta, che deve essere ben "al dente", in particolare se deve essere successivamente mantecata in padella.
Tra le varietà più diffuse vi sono, oltre a quelle più classiche, come spaghetti, linguine e bucatini, anche i formati tipici locali, come i paccheri e gli ziti, che tradizionalmente vengono spezzati a mano, prima di essere cotti e conditi con il ragù. Per la preparazione di pasta con i legumi viene usata anche la pasta mista (pasta ammescata), una volta venduta a prezzo più basso perché risultante dai rimasugli spezzati degli altri formati, ma oggi venduta come un formato a sé stante. Da non trascurare sono gli gnocchi, preparati con farina e patate. Vi sono anche formati meno tradizionali, ma oggi molto diffusi, tra i quali gli scialatielli...( continua)





TORTA COCCO CIOCO-MENTA




http://www.prodottitipicitoscani.it/ricette-di-torte/ricetta-con-cocco/torta-cocco-ciocco-menta





PEPERONI RIPIENI 1


PEPERONI RIPIENI AL CARTOCCIO.
350 gr di macinato 
5 uova sode
2 uova per l'impasto
50 gr di grana 50 gr di pane grattuggiato 
sale q b pepe q b
50 ml di latte
2 cucchiai di olio
procedimento
per primo lessare le uova. e mettrle a raffreddare .
dopo aver lavato e tolta la calotta ed i semi interni mettere un pizzico di sale all'interno del peperone e capovolgerlo a testa in giù ...
perparare l'impasto come le polpette. mettere un pò di ripieno e con le mani cercare di farlo aderire alle pareti mettere l'uovo sodo e ricoprire cercando di far chiudere tutti gli spazi interni con la carne ..ora prendere un bel pezzo di stagnola poggiare un peperone alla volta aggiungere un filino di olio e un pizzico di sale chiudere per bene il cartoccio.. in forno per 1 ora a 190... una bontà.ed al contrario dei soliti peperoni che rimangono pesanti,,,, questi sono di una leggerezza unica ....